NOZIONI DI DIRITTO PENALE



 

Non esiste solo il diritto penale riportato nei libri, nei manuali o nei codici penali. Esiste anche un "diritto penale del popolo". Quello che possiamo descrivere tecnicamente come un'errata interpretazione delle norme penali, ma volendo essere più diretti (e meno teorici) lo definiremo come una sbagliata convinzione di trovarsi di fronte ad un reato, invece di un altro; di usare termini invece di altri, perchè più facili da ricordare. Insomma, una sorta di diritto penale comunemente parlato da chi non è del mestiere.
Qualche esempio tratto da casi realmente accaduti, sarà utile alla comprensione:

"Ieri ho prestato una matita ad un mio amico, ma non me l'ha ridata. E' un ladro, lo denuncio per furto!".

"Il mio ex, ieri, mi ha mandato ben 3 sms al cellulare, dicendomi che ancora mi ama! Sinceramente la cosa non mi tocca, però questo è stalking. Adesso chiamo i carabinieri".

Un signore, trovando il classico foglietto rosa sul parabrezza della propria auto, esclama: "Mi hanno fatto una multa, dannazione!".

Una signora dice ad un'altra, con la quale stava litigando: "Come ti permetti di darmi della scema in faccia. Questa è diffamazione".


Un giornalista, mentre parla di concussione: "Perchè questo reato penale è molto grave".

Un dottore all'amico di suo figlio: "Come ti è venuto in mente di sporcare la mia auto con le bombolette spray". Il ragazzo: "Ma è carnevale". E il dottore: "Sì, ma questo è danneggiamento bell'è buono!".



 

RUBARE E APPROPRIARSI INDEBITAMENTE NON SONO SINONIMI

Simili errori non sono così inusuali. Ma se uno se ne rende conto, evita di parlare a sproposito. Si deve quindi capire la differenza che c'è tra furto e appropriazione indebita, reati che si sentono nominare quasi tutti i giorni dai telegiornali (e non solo).
Nell'esempio riportato qui sopra, è piuttosto chiaro l'elemento di distinzione fra i due. Se si presta volutamente un qualsiasi oggetto ad un amico (o più in generale, ad una persona) e questo non ci viene restituito, siamo di fronte al reato di appropriazione indebita, il cui elemento caratterizzante è l'avere possesso della cosa che si sottrae in quel momento. E' una forma più attenuata di reato contro il patrimonio -rispetto al furto-, anche in virtù del trattamento punitivo previsto. Il legislatore, in più, ragiona in questi termini: si può parlare di una sorta di corresponsabilità della vittima (soggetto passivo), in quanto doveva accertarsi che la persona a cui voleva prestare l'oggetto, era affidabile e non "indegna". Il reo (soggetto attivo) non ha, perciò, il 100% della colpa.
Nel furto tutto questo viene a mancare.
art. 624 c.p. (furto) e art. 646 c.p. (appropriazione indebita)

Da notare anche l'espressione: "Lo denuncio per furto!". La parola "denunciare" viene usata quasi sempre, ma non esiste solo la denuncia; esiste anche la querela. E non tutti i reati hanno procedibilità d'ufficio (che avviene tramite denuncia), ma possono avere anche una procedibilità a querela, come il furto-base (privo di circostanze aggravanti).



 

LO STALKING È UNO SOLO

Se devo parlare di stalking mi prudono le mani, perchè è un reato diventato ormai il "VIP DEI REATI". Tutti lo nominano, ma al tempo stesso se ne danno diverse e buffe interpretazioni e configurazioni (circostanze in cui il reato sussiste) alquanto improbabili. Prima cosa da sapere è che non basta un messaggino di troppo del proprio fidanzato o ex fidanzato, per poter parlare di stalking. Si richiedono 3 elementi -o eventi lesivi-, non necessariamente presenti contemporaneamente, ma ne basta uno solo (reato a fattispecie alternative, nel linguaggio tecnico).
1) grave e perdurante stato di ansia e paura
"grave e perdurante" = lo stress psicologico deve essere seriamente apprezzabile
"ansia e paura" = l'ansia è la condizione emotiva spiacevole accompagnata da un forte senso di oppressione e dalla diminuzione dei propri poteri di controllo, mentre la paura è una sensazione di turbamento (preoccupazione + inquietudine)
2) timore fondato per la propria incolumità e per le persone, a cui si è legati da una relazione affettiva o da parentela
"timore" = è l'ansia e la paura per un pericolo incombente 
3) costrizione ad alterare le proprie abitudini
ma soprattutto i comportamenti lesivi devono essere vessatori e ripetuti nel tempo (recidivi o reiterati). Come vedete, le cose non sono così semplici!
art. 612-bis c.p.



 

L'AMMENDA CONFUSA PER MULTA

Questo è un esempio che calza a pennello, quando voglio fare riferimento al "diritto penale parlato comunemente".
Chi di voi non ha chiamato MULTA, quella che in realtà è UN'AMMENDA?
Qui il discorso è semplice. Si applica una multa se si ha commesso un delitto, si applica un'ammenda se si ha commesso una contravvenzione.
E' il criterio di distinzione dei due tipi di reato, proprio in base alla pena applicata! Si usa, invece, la parola "sanzione amministrativa" per indicare un illecito amministrativo, come il classico foglio rosa sul parabrezza di un'automobile, che tutti  definiscono impropriamente "multa".
art. 17 c.p. e art. 39 c.p.



 

DIFFAMARE ED INGIURIARE: DUE COSE DIVERSE

Ingiuria e diffamazione: altra coppia di reati che sono il pane quotidiano di noi operatori del diritto penale. Mi capita spesso di sentire la parola "diffamazione", qualsiasi cosa venga detta a nostro sfavore. Di certo questi due reati, hanno una cosa in comune: si offende l'onore di una persona.
Solo che nell'ingiuria l'espressione ingiuriosa "viene detta in faccia", o meglio è tale da essere percepita immediatamente dal destinatario; nella diffamazione, no. Si agisce "in assenza della persona offesa", anche se con assenza non intendiamo "la sua assenza fisica all'interno di una stanza", ma l'incapacità di percepire subito l'espressione diffamatoria a lui rivolta. Non confondetevi, dunque.
art. 594 c.p. (ingiuria) e art. 595 c.p. (diffamazione)



 

INUTILE RIPETIZIONE

"Reato penale", non ditelo mai! E come dire: "L'acqua calda è calda". Il reato è per forza penale. Non date retta ai giornalisti che dicono codesta frase, più e più volte alla televisione! La distinzione opportuna da fare è: illecito penale, illecito civile o illecito amministrativo.
Il primo: la commissione di un reato. Il secondo: l'inadempimento di un'obbligazione, che ha ad oggetto una prestazione dovuta, perchè prevista da un determinato contratto. Il terzo: violazione di una norma di diritto amministrativo.



 

DANNEGGIARE NON SIGNIFICA SPORCARE

Danneggiare è reato. Vero! Ma solo se si procura un danno irreparabile. Una macchina o un muro sporcato con la bomboletta spray si può ripulire, quindi viene a mancare un'entità di danno tanto grave da far configurare questo reato.
art. 635 c.p.: "Chiunque distrugge, disperde, deteriora o rende, in tutto o in parte, inservibili cose mobili o immobilialtrui è punito, a quereladella persona offesa, con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a trecentonove euro".

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DISTRAZIONE NON SIGNIFICA "DISTRARSI", SINONIMO DI "PENSARE AD ALTRO"

Mi sento di fare un appunto, dopo aver sentito innumerevoli volte, al telegiornale, che il termine "distrazione" è una parola "poco bella" o "inopportuna".
Il contesto in cui ciò veniva affermato era quello di alcuni politici che rubavano soldi pubblici e li usavano a loro piacimento. Il termine tanto odiato è bene sapere che consiste in una delle quattro forme di manifestazione del reato di appropriazione indebita. Di quest'ultimo reato abbiamo parlato prima, ora specifico il significato di ogni sua distinta forma di manifestazione:
1) alienazione, fa riferimento al caso in cui un bene che non ci appartiene viene venduto o regalato a terze persone.
2) consumazione, riguarda beni consumabili, che si deteriorano.
3) ritenzione, se accompagnata da comportamenti messi in atto per diventare proprietario di un bene. Ad esempio quando non restituiamo il bene che ci è stato prestato.
4) distrazione,ovvero la modifica inequivocabile della destinazione della cosa. Quindi quando, ad esempio, una somma di denaro viene utilizzata a scopi personali e non per finalità pubbliche; quest'ultima, destinazione originaria di quel determinato bene.



 

LA QUERELA NON SI RITIRA, MA SI RIMETTE

Presupposto è infatti il consenso del querelato, una volta che quest'ultimo è stato ormai coinvolto nel procedimento penale: potrebbe aver interesse a far iniziare il processo, per dimostrare le sue ragioni e provare l'assenza di responsabilità penale.